Il mercato italiano delle caldaie
Come cambierà con la nuova direzione europea
Da qualche anno si parla del 2029 come del momento in cui le caldaie a gas sarebbero state messe al bando. Una data che ha generato incertezza tra operatori, installatori e famiglie. Oggi, però, la situazione è più chiara: l’Europa ha deciso di ritirare la proposta di divieto.
Una scelta che merita di essere compresa oltre i titoli dei giornali. Ecco i tre aspetti fondamentali per capire come si ridisegna il futuro del riscaldamento in Italia.
1. Il grande ripensamento europeo: addio al divieto del 2029
La Commissione Europea ha deciso di non proseguire con la proposta che avrebbe vietato la vendita di caldaie a gas “standalone” a partire dal 1° settembre 2029.
Una marcia indietro già anticipata negli scorsi mesi, nota, ma arrivata addirittura prima della versione definitiva del regolamento Ecodesign, atteso per il 2026.
La decisione è stata accolta con favore da molte realtà del settore, tra cui Anima Confindustria, che avevano sottolineato come un divieto rigido avrebbe creato squilibri, specialmente nei Paesi – come l’Italia – con un parco impianti molto datato e condizioni abitative che non consentono una conversione rapida o completa a soluzioni totalmente elettriche.
2. La nuova strategia: incentivi più mirati
In questo scenario, la caldaia a condensazione non è più considerata un ostacolo, ma un elemento di transizione verso soluzioni più sostenibili.
Il percorso resta comunque chiaro: entro il 2040 dovranno essere eliminate le caldaie alimentate esclusivamente a combustibili fossili, favorendo generatori basati su fonti rinnovabili o su combustibili “verdi” come biometano. In questa transizione un ruolo chiave è svolto dai sistemi ibridi, che integrano alla caldaia una pompa di calore.
Il primo passaggio per creare un ecosistema che agevola le tecnologie considerate centrali è già stato attuato con il divieto di incentivazione delle sole caldaie alimentate a combustibili fossili, come previsto dalla direttiva “Case Green” in vigore dal 1° gennaio 2025.
3. l’Italia: la sfida degli incentivi e della programmazione
Ed è proprio su questo punto che si apre una nuova criticità. L’Italia rischia infatti una procedura di infrazione per i ritardi nell’applicazione della direttiva EPBD.
Bonus Casa ed Ecobonus sono stati immediatamente adeguati a gennaio con la Legge di Bilancio 2025. Tuttavia, sono rimasti attivi i contributi del Conto Termico 2.0, ancora in vigore in attesa del Conto Termico 3.0, e che continuano a incentivare le caldaie a condensazione per la Pubblica Amministrazione.
Manca inoltre una norma quadro che definisca con precisione il calendario di eliminazione di tutti gli incentivi alle caldaie tradizionali, anche a livello regionale. Ed è da qui che nasce la contestazione di Bruxelles.
Ecco quindi che i prossimi mesi diventano cardine per la programmazione del futuro per il nostro paese.
La rinuncia al divieto del 2029 non cambia la direzione del mercato: la transizione verso sistemi più efficienti e rinnovabili è già in atto. Il futuro del riscaldamento non dipenderà dai divieti, ma dalla capacità di costruire continuità, chiarezza e affidabilità nelle politiche energetiche.